Inviato: Ven 28 Ago 2009, 13:16 Oggetto: a me Feltri piace :D
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Citazione:
Boffo, il supercensore condannato per molestie
«Articolo 660 del Codice penale, molestia alle persone. Condanna originata da più comportamenti posti in essere dal dottor Dino Boffo dall’ottobre del 2001 al gennaio 2002, mese quest’ultimo nel quale, a seguito di intercettazioni telefoniche disposte dall’autorità giudiziaria, si è constatato il reato». Comincia così la nota informativa che accompagna e spiega il rinvio a giudizio del grande moralizzatore, alias il direttore del quotidiano Avvenire, disposto dal Gip del Tribunale di Terni il 9 agosto del 2004.
Copia di questi documenti da ieri è al sicuro in uno dei nostri cassetti e per questo motivo, visto che le prove in nostro possesso sono chiare, solide e inequivocabili, abbiamo deciso di divulgare la notizia. A onor del vero, questa storia della non proprio specchiata moralità del direttore del quotidiano cattolico, circolava, o meglio era circolata a suo tempo, per le redazioni dei giornali. Dove si chiacchiera, anche troppo, per tirar tardi la sera. C’è chi aveva orecchiato, chi aveva intuito, chi credeva di sapere.
Ma le chiacchiere non bastano a crocefiggere una persona. O meglio bastano, sono bastate, solo nel caso di due persone: Gesù Cristo per certi suoi miracoli e, più recentemente, Silvio Tu-sai-chi per certi suoi giri di valzer con signore per la verità molto disponibili.
Ma torniamo alle tentazioni, in cui è ripetutamente caduto Dino Boffo e atteniamoci rigorosamente ai fatti, così come riportati nell’informativa: «...Il Boffo - si legge - è stato a suo tempo querelato da una signora di Terni destinataria di telefonate sconce e offensive e di pedinamenti volti a intimidirla, onde lasciasse libero il marito con il quale il Boffo, noto omosessuale già attenzionato dalla Polizia di Stato per questo genere di frequentazioni, aveva una relazione. Rinviato a giudizio il Boffo chiedeva il patteggiamento e, in data 7 settembre del 2004, pagava un’ammenda di 516 euro, alternativa ai sei mesi di reclusione. Precedentemente il Boffo aveva tacitato con un notevole risarcimento finanziario la parte offesa che, per questo motivo, aveva ritirato la querela...».
Dino Boffo, 57 anni appena compiuti, è persona molto impegnata. O, come si dice quando si pesca nelle frasi fatte, vanta un curriculum di rispetto. È direttore di Avvenire da quindici anni, direttore e responsabile dei servizi giornalistici di Sat 2000, il network radio-televisivo via satellite dei cattolici italiani nel mondo, nonché membro del comitato permanente dell’Istituto Giuseppe Toniolo di Studi Superiori, che detta le linee guida delle Università Cattolica del Sacro Cuore. Acuto osservatore della vita politica italiana e delle vicende che segnano il mutamento dei tempi e dei costumi, recentemente, in più d’una occasione, Boffo si è sentito in obbligo, rispondendo alle pressanti domande dei suoi smarriti lettori, di esprimere giudizi severi sul comportamento del presidente del Consiglio. E, turbato proprio da quel comportamento, è arrivato a parlare di «disagio» e di «desolazione». Persino, e dal suo punto di vista è assolutamente comprensibile, di «sofferenza». Quella sofferenza, per citare testualmente quanto ha scritto ancora pochi giorni fa, sul giornale che dirige «che la tracotante messa in mora di uno stile sobrio ci ha causato». Questa riflessione l’ha portato a esprimere, di conseguenza, più e più volte il suo desiderio più fervido, ovvero il «desiderio irrinunciabile che i nostri politici siano sempre all’altezza del loro ruolo».
Nell’informativa, si legge ancora che della vicenda, o meglio del reato che ha commesso e delle debolezze ricorrenti di cui soffre e ha sofferto il direttore Boffo, «sono indubbiamente a conoscenza il cardinale Camillo Ruini, il cardinale Dionigi Tettamanzi e monsignor Giuseppe Betori».
I primi due non hanno bisogno di presentazione, l’ultimo, per la cronaca, è l’arcivescovo di Firenze. Si dice che le voci corrono. Ma, alla fine, su qualche scrivania si fermano.
Ma anche nel Pdl c'è chi insorge. Lupi: «Attacco brutale e inspiegabile»
Feltri attacca Boffo, la Cei lo difende
Il direttore del Giornale contro quello di Avvenire: non ha titoli morali per giudicare Tu-sai-chi
MILANO - Il Giornale, quotidiano della famiglia Tu-sai-chi, attacca il direttore di Avvenire, quotidiano della Conferenza episcopale italiana. Scuote gli animi tra i cattolici del centrodestra (il vicepresidente dei deputati del Pdl, Maurizio Lupi, parla di «attacco brutale e inspiegabile» e di «comportamento inaccettabile»). E provoca l'immediata reazione della stessa Cei, che conferma la sua fiducia nel direttore sottolineando che il quotidiano è «da lui guidato con indiscussa capacità professionale, equilibrio e prudenza». Intanto arriva la notizia che l'annunciato incontro tra Tu-sai-chi e il segretario di Stato vaticano card. Bertone non ci sarà perché la cena a cui avrebbero dovuto partecipare, ospiti dell'arcivescovo dell'Aquila, è stata annullata. Una nota della sala stampa della Santa Sede spiega poi che per «evitare strumentalizzazioni» alla cerimonia per la ricorrenza religiosa della Perdonanza parteciperà invece il sottosegretario Gianni Letta.
LA VICENDA GIUDIZIARIA - «Il supermoralista condannato per molestie» titola in prima il Giornale richiamando una vicenda giudiziaria che ha visto coinvolto Boffo tra il 2001 e il 2002 e che ha avuto come epilogo un rinvio a giudizio - riferisce il quotidiano di Feltri - disposto dal Gip del Tribunale di Terni il 9 agosto 2004. Alla base della vicenda ci sarebbe la querela di una signora di Terni «destinataria di telefonate sconce e offensive e di pedinamenti volti a intimidirla, onde lasciasse libero il marito con il quale il Boffo, noto omosessuale già attenzionato dalla polizia di Stato per questo genere di frequentazioni, aveva una relazione». Il Giornale riferisce che Boffo chiese il patteggiamento pagando poi un'ammenda di 516 euro.
«MORALISTI SENZA TITOLI» - Al di là degli aspetti giudiziari, la notizia dà a Feltri lo spunto per un duro editoriale in cui parla di come Avvenire «ha messo mano al piccone per recuperare materiale adatto a creare una campagna moralistica contro Silvio Tu-sai-chi, accusato di condurre un'esistenza dissoluta in contrasto con l'etica richiesta a una persona che ricopra incarichi istituzionali». Per il direttore del quotidiano che fu di Indro Montanelli è venuto il momento di «smascherare» quelli che definisce «moralisti privi di titoli idonei» e questo «affinché i cittadini sappiano da quale pulpito vengono certe prediche». «Se i vescovi hanno affidato al direttore Boffo il compito di loro portavoce - fa notare Feltri - si sono sbagliati di grosso, non perché lui non abbia capacità tecniche, bensì perché è privo dei requisiti morali per fare il moralista o per recitarne la parte».
«KILLERAGGIO GIORNALISTICO» - Dal canto suo, Dino Boffo si difende parlando di «killeraggio giornalistico allo stato puro». «La lettura dei giornali di questa mattina - dice Boffo - mi ha riservato una sorpresa totale, non tanto rispetto al menù del giorno, quanto riguardo alla mia vita personale. Evidentemente Il Giornale di Vittorio Feltri sa anche quello che io non so, e per avallarlo non si fa scrupoli di montare una vicenda inverosimile, capziosa, assurda». Un killeraggio, sostiene Boffo, «sul quale è inutile scomodare parole che abbiano a che fare anche solo lontanamente con la deontologia. Siamo, pesa dirlo, alla barbarie. Nel confezionare la sua polpettona avvelenata Feltri, tra l'altro, si è guardato bene dal far chiedere il punto di vista del diretto interessato: la risposta avrebbe probabilmente disturbato l'operazione che andava (malamente) allestendo a tavolino al fine di sporcare l'immagine del direttore di un altro giornale e disarcionarlo. Quasi che non possa darsi una vita personale e professionale coerente con i valori annunciati. Sia chiaro che non mi faccio intimidire, per me parlano la mia vita e il mio lavoro».
La decisione di cancellare l'evento, annunciata dalla sala stampa del Vaticano,
sarebbe stata presa dalla curia aquilana: "Meglio dare quei soldi ai terremotati"
Annullata cena tra Tu-sai-chi e Bertone
alla Perdonanza andrà Gianni Letta
Annullata cena tra Tu-sai-chi e Bertone alla Perdonanza andrà Gianni Letta
CITTA' DEL VATICANO - Annullata la cena tra il presidente del consiglio, Silvio Tu-sai-chi e il segretario di stato vaticano, il cardinale Tarcisio Bertone. L'incontro era previsto per stasera all'Aquila, a conclusione delle celebrazioni per la Perdonanza.
La notizia dell'annullamento è stata diffusa dalla sala stampa della Santa Sede; la stessa sala stampa vaticana ha aggiunto che il presidente del consiglio, "per evitare strumentalizzazioni" ha deciso di inviare all'Aquila in rappresentanza del governo il sottosegretario alla presidenza, Gianni Letta.
La decisione di annullare la cena è stata presa dalla Curia aquilana e dall'arcivescovo Molinari, che l'avevano promossa inizialmente per ringraziare la Santa Sede e i vescovi per la vicinanza alle popolazioni colpite dal terremoto: "In un secondo tempo - ha spiegato padre Ciro Benedettini, della sala stampa vaticana - si e' preferito cancellare la cena e devolverne il costo a beneficio dei terremotati''.
Nella Chiesa antica la penitenza era una cosa seria. Riguardava peccati come l'omicidio, l'apostasia, l'adulterio e veniva amministrata in forma pubblica.
Dopo che il peccatore era stato escluso dalla comunità liturgica per un congruo periodo di tempo e aveva confessato al vescovo il proprio peccato. Il perdono liturgico si poteva ottenere solo una volta nella vita, e se poi si peccava di nuovo non c'era più possibilità di essere riammessi a pieno titolo nella comunità cristiana. All'inizio del medioevo la penitenza divenne reiterabile, ma non per questo perse di rigore: i confessori (ruolo che prese a essere esercitato anche dai semplici sacerdoti) avevano a disposizione appositi libri, i cosiddetti "penitenziali", dove a determinati peccati si facevano corrispondere determinate pene secondo un tariffario oggettivo per evitare favoritismi e disposizioni "ad personam", possibili anche a quei tempi. Per esempio il penitenziaro di Burcardo di Worms, databile intorno all'anno Mille, stabiliva che per un omicidio ci fossero 40 giorni consecutivi di digiuno a pane e acqua e poi 7 anni costellati da privazioni di ogni sorta, soprattutto astinenze sessuali; per un giuramento falso, sempre i canonici 40 giorni di digiuno da estendere poi a tutti i venerdì della vita; per un adulterio "penitenza a pane e acqua per due quaresime e per 14 anni consecutivi". E' importante notare che nel primo millennio l'assoluzione dei peccati veniva concessa solo dopo aver compiuto le opere penitenziali.
Con l'estendersi della mondanizzazione della Chiesa la procedura legata alla penitenza si fece più flessibile: l'assoluzione venne concessa subito dopo l'accusa a voce dei peccati da parte del penitente e a prescindere dall'esecuzione della penitenza assegnata, per soddisfare la quale, peraltro, nacque presto la pratica delle indulgenze. E' noto che fu proprio il persistente abuso della vendita delle indulgenze a costituire la causa della ribellione di Martin Lutero e la successiva divisione della Chiesa.
Nonostante ciò anche la perdonanza celestiniana del 1294 era, ed è, una cosa molto seria. Nella bolla d'indizione papa Celestino V fa ampio riferimento a Giovanni Battista, in particolare al suo martirio, visto che la perdonanza ricorre proprio il 29 agosto, giorno della celebrazione liturgica della decapitazione dell'ultimo grande profeta biblico. E' noto infatti che Giovanni Battista finì in galera e poi venne decapitato per la sua severità morale, in particolare per aver richiamato il re Erode al rispetto della morale matrimoniale, infranta pubblicamente dal sovrano che conviveva illecitamente con la moglie del fratello Filippo, Erodiade, "donna impudica", come la definisce papa Celestino V nella bolla. E' a tutti evidente che Giovanni Battista, seguendo lo stile degli altri profeti biblici, non aveva ancora sviluppato la sottile arte della diplomazia ecclesiastica, capace di distinguere tra vita privata e ruolo istituzionale dell'uomo politico, e così utile a navigare tra le tempeste del mondo senza perdere (fisicamente) la testa. Nella sua ingenuità il Battista riteneva che per un uomo politico non fosse ipotizzabile nessuna distinzione tra vita privata e ruolo istituzionale: era così inesperto di come va il mondo da essere addirittura convinto che se un uomo non è in grado di governare bene e con equità la propria famiglia, meno che mai potrebbe governare bene e con equità la propria nazione. Evidente che era un primitivo, ben al di sotto delle sottili distinzioni che si teorizzano in questi giorni al Meeting di Rimini e che consentono al segretario di Stato del Vaticano di cenare serenamente con l'attuale capo del governo italiano elevandosi mille miglia più in alto rispetto alla rozzezza del Battista con quel suo modo irrituale di sindacare sulla vita sentimentale del leader del suo tempo.
Ma se era seria la penitenza antica ed era seria la Perdonanza di papa Celestino, ancor più serio, terribilmente drammatico, è lo sfondo su cui tutto questo oggi si ripresenta, cioè il terremoto del 6 aprile coi suoi 308 morti, 1500 feriti e le decine di migliaia di sfollati. Nella celebrazione della perdonanza celestiniana di quest'anno all'Aquila si intrecciano quindi tre realtà che meritano rispetto incondizionato da parte di ogni coscienza adeguatamente formata, tanto più se cattolica visto il patrimonio spirituale che è in gioco. Sarebbe stato quindi auspicabile che la gerarchia ecclesiastica non avesse consentito di sfruttare un evento del genere per speculazioni politiche, concedendo visibilità e "perdonanza mediatica" a chi, accusato di aver avuto a che fare con un buon numero di Erodiadi, non ha mai accettato di rispondere pubblicamente e analiticamente alle precise domande in merito, come invece il suo ruolo istituzionale gli impone. E' chiaro a tutti infatti che all'homo politicus, a ogni homo politicus, non interessano le indulgenze ecclesiastiche, neppure quelle plenarie (le quali peraltro si possono ottenere in ognuna della nostre chiese con relativa facilità, rivolgersi al proprio parroco per sapere come).
All'homo politicus interessa solo la sua riserva di caccia, l'elettorato, e sa bene che la vera indulgenza al riguardo non la si ottiene confessandosi e comunicandosi e facendo tutte le altre pratiche devote prescritte da papa Celestino otto secoli fa, ma semplicemente apparendo in tv accanto al potente porporato sorridente e benevolente. E' questa l'indulgenza che il capo del governo, abilissimo homo politicus, cerca, ed è questa l'indulgenza che il segretario di Stato Vaticano gli concederà, con buona pace della testa di san Giovanni Battista, di Celestino V e della sua Perdonanza.
Non posso concludere però senza chiedermi se questo spensierato teatro di potenti che si legittimano a vicenda non abbia qualcosa a che fare con quel nichilismo a proposito del quale Benedetto XVI ha avuto di recente parole di pesantissima condanna. Il fatto che la gerarchia della Chiesa cattolica teoreticamente condanni il nichilismo e poi praticamente lo alimenti, si può spiegare solo con una sete infinita di potere, la quale non giace nelle coscienze dei singoli prelati ma è intrinsecamente connaturata alla struttura di cui essi sono al servizio. La cosa è tanto più drammatica perché forse mai come ora gli uomini sentono il bisogno di apprendere l'arte del perdono e della riconciliazione.
Dino Boffo: il direttore dell’Avvenire che frequenta i gay e viene querelato per atteggiamenti sconci, offensivi ed intimidatori
(28/08/2009) Il Giornale riporta stralci di un’informativa riguardante la querela ai danni di Dino Boffo, direttore dell’Avvenire. Avrebbe intimidito la moglie di un uomo con il quale aveva instaurato da tempo relazioni omosessuali.
''In merito alle accuse sollevate oggi da un quotidiano, si intende confermare piena fiducia al dott. Dino Boffo, direttore di Avvenire, giornale da lui guidato con indiscussa capacita' professionale, equilibrio e prudenza''. Lo scrive in un comunicato la Conferenza Episcopale Italiana, in risposta all'articolo pubblicato oggi dal Giornale, che riferisce come Boffo abbia patteggiato a Terni una condanna per molestie.
“Articolo 660 del Codice penale, molestia alle persone. Condanna originata da più comportamenti posti in essere dal dottor Dino Boffo dall’ottobre del 2001 al gennaio 2002, mese quest’ultimo nel quale, a seguito di intercettazioni telefoniche disposte dall’autorità giudiziaria, si è constatato il reato”. Sono queste le parole che accompagnano la nota informativa che rinvia a giudizio Dino Boffo, direttore dell’Avvenire, da sempre chiamato dall’opinione pubblica ‘grande moralizzatore’; rinvio disposto dal Gip del Tribunale di Terni il 9 agosto del 2004.
Il Giornale, con il suo direttore Vittorio Feltri, in possesso di copia di quei documenti, ha deciso di divulgare una notizia che vede come protagonista un uomo, a detta del Giornale, ‘di non proprio specchiata moralità’. L’informativa dice che “Boffo è stato a suo tempo querelato da una signora di Terni destinataria di telefonate sconce e offensive e di pedinamenti volti a intimidirla, onde lasciasse libero il marito con il quale il Boffo, noto omosessuale già attenzionato dalla Polizia di Stato per questo genere di frequentazioni, aveva una relazione. Rinviato a giudizio il Boffo chiedeva il patteggiamento e, in data 7 settembre del 2004, pagava un’ammenda di 516 euro, alternativa ai sei mesi di reclusione. Precedentemente il Boffo aveva tacitato con un notevole risarcimento finanziario la parte offesa che, per questo motivo, aveva ritirato la querela”.
Bella gatta da pelare per il direttore 57enne, responsabile tra l’altro anche della sezione giornalistica di Sat2000, network cattolico degli italiani del mondo, e membro del comitato permanente dell’Istituto Giuseppe Toniolo di Studi Superiori. E fa ancora più scandalo la parte di informativa che racconta come “delle debolezze ricorrenti di Boffo, sono indubbiamente a conoscenza il cardinale Camillo Ruini, il cardinale Dionigi Tettamanzi e monsignor Giuseppe Betori”.
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FELTRUSCONI SPUTTANA IL DIRETTORE DELL’”AVVENIRE” E SALTA L’INCONTRO BERTONE-PAPI - L’IRA DELLA CONFERENZA EPISCOPALE DEI VESCOVI: CONFERMATA LA PIENA FIDUCIA A BOFFO - BOFFO: “DA FELTRI KILLERAGGIO GIORNALISTICO, NON MI FACCIO INTIMIDIRE: LO QUERELO” - L'INFELTRITO: “BOFFO FA IL MORALISTA SENZA AVERNE I TITOLI - "NON SMENTISCE NULLA E FINGE DI NON AVER LETTO QUELLO CHE ABBIAMO RIPORTATO DAI DOCUMENTI DEL TRIBUNALE" - “ECONOMIST” AVVISA: “I GOVERNI CHE SI METTONO CONTRO LA CHIESA NON DURANO A LUNGO” -
FLASH ADNKRONS - LETTA ALL'AQUILA, SALTA INCONTRO BERTONE-Tu-sai-chi
Nella dichiarazione diffusa dalla Sala stampa vaticana si legge che il cardinale Tarcisio Bertone "si è recato oggi nella città dell'Aquila per rinnovare i sentimenti di vicinanza e di affetto del Santo Padre alle popolazioni terremotate". Quindi si ricorda che il cardinale celebrerà alle 18 la messa con la quale si apre la 714esima Perdonanza celestiniana.
Al termine della celebrazione, afferma la Sala stampa, l'arcivescovo dell'Aquila Giuseppe Molinari "aveva pensato, in un primo momento, di organizzare una cena quale segno di ringraziamento al Segretario di Stato, ai vescovi e alle autorità per la loro presenza e per la loro opera a favore delle vittime del terremoto. In un secondo tempo , si è preferito cancellare la cena e devolverne il costo a beneficio dei terremotati".
1 - CEI, CONFERMATA PIENA FIDUCIA A DIRETTORE 'AVVENIRE'
(Adnkronos) - "In merito alle accuse sollevate oggi da un quotidiano, si intende confermare piena fiducia al dott. Dino Boffo, direttore di 'Avvenire', giornale da lui guidato con indiscussa capacità professionale, equilibrio e prudenza". E' quanto si legge in un comunicato diffuso nella mattinata di oggi dalla Conferenza episcopale italiana.
Il testo fa riferimento a quanto pubblicato dal 'Giornale' in relazione a un procedimento giudiziario che ha visto coinvolto il direttore del quotidiano della Cei, 'Avvenire'.
2 - BOFFO, DA FELTRI KILLERAGGIO GIORNALISTICO, NON MI FACCIO INTIMIDIRE: LO QUERELO
(Adnkronos) - ''La lettura dei giornali di questa mattina mi ha riservato una sorpresa totale, non tanto rispetto al menù del giorno, quanto riguardo alla mia vita personale. Evidentemente «il Giornale» di Vittorio Feltri sa anche quello che io non so, e per avallarlo non si fa scrupoli di montare una vicenda inverosimile, capziosa, assurda.
VITTORIO FELTRI GIAMPIERO MUGHINI - COPYRIGHT PIZZI
Diciamo le cose con il loro nome: è un killeraggio giornalistico allo stato puro, sul quale è inutile scomodare parole che abbiano a che fare anche solo lontanamente con la deontologia. Siamo, pesa dirlo, alla barbarie''. E' quanto si legge in un comunicato a firma del direttore, Dino Boffo, apparso sull'Avvenire on line.
''Nel confezionare la sua polpettona avvelenata Feltri, tra l'altro -scrive Boffo- si è guardato bene dal far chiedere il punto di vista del diretto interessato: la risposta avrebbe probabilmente disturbato l'operazione che andava (malamente) allestendo a tavolino al fine di sporcare l'immagine del direttore di un altro giornale e disarcionarlo. Quasi che non possa darsi una vita personale e professionale coerente con i valori annunciati. Sia chiaro che non mi faccio intimidire, per me parlano la mia vita e il mio lavoro''.
BOFFO
''Al direttore del Giornale ora l'onere di spiegare perché una vicenda di fastidi telefonici consumata nell'inverno del 2001, e della quale ero stato io la prima vittima, sia stata fatta diventare oggi il monstre che lui ha inqualificabilmente messo in campo. Nella tristezza della giornata -conclude Boffo- la consapevolezza che le gravi offese sferratemi da Vittorio Feltri faranno serena la mia vecchiaia''.
3 - FELTRI, BOFFO FA IL MORALISTA SENZA AVERNE I TITOLI - ''NON SMENTISCE NULLA E FINGE DI NON AVER LETTO QUELLO CHE ABBIAMO RIPORTATO DAI DOCUMENTI TRIBUNALE DI TERNI''
(Adnkronos) - ''Boffo, nella sua replica, non smentisce nulla e finge di non aver letto quello che abbiamo riportato dai documenti Tribunale di Terni, dove lui e' stato processato e dal quale e' stata poi emessa la pena pecuniaria che lui ha pagato dopo il patteggiamento. Noi abbiamo i documenti che raccontano quella vicenda. Non vedo proprio come si possa parlare di killeraggio: si dimostra, invece, che Boffo si e' esercitato come moralista senza averne i titoli e in fondo accusa altri di cose che ha fatto anche lui''. Cosi' Vittorio Feltri commenta la replica del direttore di 'Avvenire', Dino Boffo, che lo accusa di killeraggio.
E insiste: ''La Cei gli rinnova la fiducia? Affari della Cei, ma certo sarebbe meglio che i moralisti avessero le carte in regola per parlare. E lo stesso -aggiunge il direttore del ''Giornale''- vale per i vescovi che, se hanno messo Boffo in quel ruolo, forse hanno commesso una leggerezza. Sarebbe stato meglio che, per il ruolo di moralista, avessero trovato qualcuno che ne abbia titolo. Insomma, il discorso e' sempre quello: da che pulpito viene la predica''.
Feltri passa oltre le critiche che vengono dall'opposizione: ''Non essendo nato ieri non e' che non me le aspettassi. Sapevo bene che avrei suscitato reazioni ma si rimanga al fatto e sul fatto in se' nessuno dice niente. Sono reazioni politiche, grida di dolore. Si dice che e' una cosa vecchia? Ma tanto vecchia non e', la condanna e' del 2004''.
4 - ECONOMIST: «ATTENTI AI CONTRASTI CON LA CHIESA»
Corriere della Sera - In Italia i governi che si mettono in contrasto con la Chiesa «non durano a lungo». E il premier Tu-sai-chi «è già malvisto per la sua vita privata». È l'analisi dell' Economist in un articolo sulla gestione italiana del problema dell'immigrazione clandestina. Il settimanale osserva che «non c'è alcuna prova che l'Italia nei fatti trascuri la tragica situazione di chi riesce a raggiungere le sue acque territoriali».
Leggo sulla prima pagina del Giornale che Feltri attacca Dino Boffo direttore di Avvenire, pubblicando una sentenza con l’unico scopo di sputtanarlo: omosessuale e molestatore della moglie del suo amante. Meraviglioso il dispositivo giustificatorio, approntato dell’anziano (per testa, non per età) neo direttore di via Negri. Siccome Avvenire ha attaccato il Cavaliere, noi adesso lo massacriamo, così impara. Sembra di sentire quella canzone in cui Lillo e Greg si fingevano naziskin all’amatriciana e cantavano con il manganello di plastica in mano: “E noi a Gino lo menamo/ lo menamo lo menamo/ pampà…”. A lui – dice Feltri – rovistare nei fatti personali fa schifo. Però è costretto a farlo purtroppo, poverino.
E’ così fragile questa pallida foglia di fico da moralizzatore-inzaccheratore-castigatore, che pare un brutto scherzo. Invece è tutto vero. Ovviamente, avendo rassegnato da pochi giorni le dimissioni da quel giornale, tiro – se non altro per fatto personale – un sospiro di sollievo. Ma sono, ovviamente, solidale con i miei colleghi rimasti ostaggio della linea mettinculista, e dispiaciuti per il fatto che siano costretti a fronteggiare il cattivismo mannaro del nuovo corso “feltrusconiano” (come lo definisce Dagospia), con licenza di uccidere tutti i nemici del capo, a partire da quei pretacci bolscevichi (i prelati di Ratzinger!) e dei loro giornali che si permettono di difendere gli extracomunitari. C’è qualcosa di surreale, negli articoli del giornale in questi giorni: le telescriventi di De Benedetti del 1991, la sentenza di Boffo per un fatto del 2002… Non è l’Almanacco del giorno dopo, insomma, ma un fenomeno nuovo, il primo quotidiano del secolo prima (Aspettiamo trepidanti nuove rivelazioni sul caso Montesi).
Ma c’è di più. In questa estate, ben due direttori di area di centrodestra hanno lasciato i loro posti, sia pure in modo diverso, perché non hanno sposato questa linea disperata, il Muoia-Sansone-ma-tutti-i filistei, il vendetta-tremenda-vendetta il big stick, il grande bastone da abbattere sulle teste del "nemico". Come molti sanno, nelle redazioni di questi giornali e delle testate vicine al centrodestra, circola da mesi un mandato particolare che nessuno, per fortuna, ha ancora voluto (o potuto) portare a termine: quello di colpire Ezio Mauro e la sua attuale compagna. Sarebbe la vendetta finale di Papi, quella che fa il paio con la denuncia presentata dal Cavaliere contro le domande (avete letto bene, "le domande", del quotidiano di piazza Indipendenza). Adesso: per quanto molti Tu-sai-chi siano convinti che tutti i giornalisti di destra siano dei prezzolati e dei pennivendoli, non è e non non sarà mai così. Di più: considero una fatto di grande civiltà che molti colleghi – anche molti che sono solidamente su posizioni di centrodestra – non condividano una virgola della campagna occhio-per-occhio di Feltri, perché la considerano aliena ai principi del giornalismo (anche di quello schierato) e sostanzialmente truce. Però attenzione, gli obiettivi originari erano almeno quattro: la Chiesa, l’Opposizione, l’editore progressista e il direttore di piazza Indipendenza. Se nei prossimi giorni non troverete questo articolo sulla moglie di Ezio Mauro sulle pagine del Giornale, dovrete fare un po’ di conto, e capire che se non c’è è per un solo motivo: perché qualcuno si è rifiutato di scriverlo. Sarebbe molto bello, dopotutto, se l’anziano (di testa, non di anagrafe) cavallerizzo di via Negri, questa, e altre polpette al cianuro, fosse costretto a cucinarsele da solo.
P.s. Non avrei mai pensato, un giorno, di trovarmi solidale, sui temi dei diritti dei gay con Dino Boffo e con i Vescovi. E’ una di quelle cose belle che possono accadere nei tempi sbandati.
Registrato: Jun 23, 2003 Messaggi: 797 Località: disperso nei meandri della capitale
Inviato: Mer 09 Set 2009, 10:08 Oggetto:
lettura reale: appena l'avvenire si è allontanato dal servilismo Tu-sai-chi, Tu-sai-chi ha sciolto i suoi leccaculi per affondarlo _________________ sti cazzi e ***
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